di Don Backy
Ecco perchè scelsi di non essere nella Nazionale Cantanti
Ho narrato – nelle due puntate precedenti – la nascita della famosissima Nazionale Cantanti, la benemerita organizzazione che usa fare beneficenza, attraverso incontri di calcio super organizzati. Ne ho parlato, su sollecitazione di una e-mail giuntami, nella quale il mittente mi chiedeva come mai – nonostante la mia passione per il calcio – io non ne facessi parte. Ecco lo specifico – e poco edificante – episodio che mi fece decidere di non farne più parte, nonostante il mio decisivo contributo alla sua nascita. Una decina di anni fa – circa – il dottor Giancarlo Governi (funzionario Rai), mi chiese la cortesia di partecipare a una partita di calcio a Modena, organizzata per beneficenza, alla quale avrebbe partecipato la Nazionale Cantanti. Aderii all’invito e partii per la destinazione, fermandomi a Santa Croce sull’Arno (il mio paese), dove ‘tirai su, la mia nipote Maria Chiara, con – l’allora – suo fidanzato Maurizio, con l’intento di portarli con me a conoscere i vari cantanti. Fin dall’arrivo all’albergo del raduno, notai – nei miei confronti – una certa qual freddezza. Loro erano tutti in tuta/divisa da ‘nazionali’ con borsoni sponsorizzati e ammennicoli vari, io ero in semplice tuta ‘privata’ e borsone personale. Anche i convenevoli furono piuttosto formali. Leggeri cenni di saluto, la concessione stentata di qualche scambio di parola persino con Morandi, col quale avevo giocato tutti i sabato. In questa atmosfera di ‘freddezza’, raggiungemmo lo stadio – loro sul pullman della Nazionale, io con la mia auto privata. Immaginate il caos nel quale fui sommerso nei dintorni dell’ingresso riservato agli artisti, prima di riuscire a passare. I miei nipoti erano esterefatti e non capivano il perchè di quel trattamento, adesso scopertamente ostico. Anche a me era difficile comprendere. E’ vero che a parte Morandi, Mogol, Giacobbe e qualche altro, con nessuno dei nuovi avevo mai avuto rapporti di amicizia o conoscenza, ma questo non era motivo sufficiente per meritare un comportamento simile da parte di tutti. Finalmente riuscii ad entrare ( mi pareva di essere il parente povero, un Calimero qualsiasi). Cercai di introdurmi negli spogliatoi, ma trovai la porta chiusa con – a guardia – alcuni cerberi che non mi lasciarono entrare, nonostante mi fossi qualificato e reso riconoscibile. In tutta onestà, devo dire che mi dispiaceva più per i due ragazzi che mi ero trascinato dietro, con l’intento di fargli conoscere i miei colleghi cantanti e mostrar loro, quanto fossimo amici e felici di sbaciucchiarci ogni volta che ci si incontrava. Tentavo – infatti – di apparire sorridente e per niente turbato da quella situazione che cercavo di far sembrare loro del tutto naturale e dovuta solo a un semplice malinteso. Mi rivolsi allora al referente del dott. Governi, al quale – ormai molto scocciato – feci le mie rimostranze e chiesi di poter essere uno della squadra, dal momento che mi ero sobbarcato il viaggio, assumendomi in proprio anche le spese di trasferta, proprio per il motivo di essere stato invitato a partecipare all’incontro. Ancora una puntata finale.
RadiocorriereTV n° 40 2/10/01