Io e Mina

A cura di Renata Mallia

di Don Backy

Storia di canzoni che vanno, vengono e tornano ancora. Come quella volta….

E proprio vero. Una volta scritte, le canzoni vagano in questa armonia universale che ci circonda e – anche dopo decenni – un bel giorno arrivano alle orecchie di chi, pur non avendole mai sentite prima – e ad onta del tempo che dovrebbe ‘invecchiarle’ – ne resta colpito, chissà per quale magico meccanismo contenuto magari nel testo, il quale fa scattare una vibrazione a qualche corda emozionale ed ecco… il miracolo. Una di queste ultime sere, sono andato a vedere uno spettacolo. Alla fine, un ragazzo sui diciotto mi si è avvicinato chiedendomi se io ero proprio io e – alla mia ammissione di colpevolezza – il ragazzo mi ha detto di aver ascoltato due mie canzoni trasmesse da una radio privata: Nuda e Sognando. Sono due brani incisi dalla grande Mina nell’ormai lontano 1978. Informatosi poi di chi ne fosse l’autore mi ha candidamente confessato che prima di allora, aveva soltanto orecchiato il mio nome qua e là: A parte la musica, che può piacere o no, questi sono due dei più bei testi che abbia mai sentito, mi ha detto. Ovviamente sono rimasto lusingato dal complimento, a maggior ragione perché proveniente da un ragazzo (a sottolineare che ci sono delle canzoni, che – soprattutto grazie ai testi – non invecchiano mai). In macchina – rimuginando sull’episodio – mi è tornato in mente il bizzarro e alquanto magico iter, che mi portò ad avere il contatto con la cantante. Siccome penso che – dietro la nascita delle canzoni – spesso si celino casi, che hanno contribuito all’evento e che questi episodi – se rivelati – potrebbero risultare discretamente interessanti per un pubblico che ama conoscere certi retroscena, ho deciso di raccontarvi i due che narrano del come accadde che Mina ne entrò in possesso. Una sera del 1977, me ne stavo a casa tranquillamente sprofondato nel divano davanti alla televisione, quando squillò il telefono. Una voce si annunciò per essere quella di Mina. Lì per lì, dovetti comunque fare mente locale per assegnare quella voce proprio alla persona cui diceva di appartenere. Poi, non ebbi più dubbi. Era proprio Mina. Usando pochi convenevoli – giusto quelli di rito – mi disse di aver “visto” che io avevo sicuramente una canzone adatta per lei. Ancora un po’ frastornato per la sorpresa e l’affermazione così perentoria – e non volendo perdere l’occasione di fornire a Mina uno dei miei brani – tergiversai un po’ tra le parole con malcelata calma, dicendomi certo di poterla accontentare, e correndo – frattanto – a cercare nella mia testa, quale – tra le innumerevoli canzoni che avevo nel cassetto – potesse essere quella “vista” da lei. Al momento, nessuna di quelle ispezionate mentalmente, mi parve potesse fare al caso mio (e suo), ma – ovviamente – non le diedi l’impressione di essere in difficoltà, anzi, le promisi che avrei ben guardato per scegliere la più adatta, e mi sarei fatto vivo per comunicarglielo. Attaccato il telefono, fui preso dal panico. Mi precipitai nello studio e – preso il raccoglitore dove tengo i nuovi brani composti – cominciai a scartabellare tra questi… Che cosa avrò trovato in quel contenitore? La risposta sembrerebbe facile, ma invece… (Alla prossima) 

RadiocorriereTV n° 9 04/03/03