di Don Backy
Viaggio in Sicilia: riprendiamo il percorso della conoscenza fatto sulla strada
Riprendiamo quindi il cammino- intrapreso la scorsa settimana – durante il quale faremo caso a come ci si può acculturare – arricchendo la propria conoscenza-solamente facendo un viaggio. Ricomincio quindi, dal momento in cui scendemmo verso il Supercinema di Agrigento – nel quarto dì del nostro girovagare – guardando il mare turchese, comparire tra i mandorli già in fiore e vetuste colonne greche della Valle dei Templi – anch’essi non più soltanto asettiche foto sui libri di storia – mentre su quello della Concordia, pareva aleggiassero ancora misteriose divinità. Poi di nuovo via, per raggiungere Caltagirone in un prosperare di cactus e carrubi, i cui frutti a scimitarra – adorati dai cavalli – mi ricordarono una delle gratuite ghiottonerie, che – da bambino a Castellammare – chiamavo sciuscelle. Avanzammo tra gomme di camion e macerie di case periferiche diroccate – dalle pareti interne rosa e celestine – ultime immagini di una terra arcaica, che sopravviveva inerte al tempo incalzante, fin quando vedemmo brillare le rocce in lontananza a rifletterne la luce sulle sue mastodontiche mura. Nomi letti sui libri – studiati come luoghi astratti per acculturarsi – si concretizzarono offrendomi la loro storica realtà. L’arrivo a Ribera – città delle arance – che si mostrò dietro le piante di fichi d’India e agavi secolari, protendenti le arcuate braccia verso di noi dal ciglio della strada, mi dimostrò quanti il tempo potesse risultare immoto, nello stesso istante in cui corre. A bordo dell’autobus – per vincere la malinconia che andava sempre più diffondendosi, nonostante gli spettacoli fossero ripagati da grandi successi di pubblico, specie quello dei ragazzi, entusiasti di accoglierci – ignari ambasciatori di mutati usi e costumi – come modelli da imitare. Pilade ( quel lungherone triestino che era riuscito a intrufolarsi sempre più nel nostro ambito, dapprima come fan e poi ottenendo addirittura un contratto discografico), cantava accompagnandosi con la chitarra e trascinando tutti in un coro teso a scacciare tristezze: “Io che non vivo più di un’ora senza te/ Come posso stare una vita senza te…/”. La notte viaggiammo sotto quel cielo che pareva aver infagottato tutto. Trapani ci scivolò addosso, lenta e secolare. A Marsala – percorrendo il lungomare Boeo dove le palme dal grosso fusto si susseguivano a distanza di pochi metri – mi lanciai in qualche reminiscenza scolastica, che adesso diventava tangibile: “Questo è il Capo Lilybeo…lì c’è sbarcato Garibaldi con i mille…” – dissi. Tutti diressero lo sguardo nella direzione che ne ricordava l’evento. Il viaggio seguiterà ancora per altre due tappe.
RadiocorriereTV n° 29 17/7/01