La sfida contro i cambiamenti climatici è persa soltanto se pensiamo che lo sia

immagini di un ghiacciano al Polo Nord

La sfida contro i cambiamenti climatici è persa
soltanto se pensiamo che lo sia

[Photo by Alto Crew on Unsplash]

Ogni giorno mi sveglio e sfoglio le pagine dei giornali di tutto il mondo, soffermandomi in particolar modo sugli articoli che riguardano la questione ambientale.

Ne abbiamo parlato molte volte insieme, per esempio all’interno del Gruppo Facebook Facciamo Accadere il Verde: le notizie si rincorrono, i proclama che dovrebbero squotere le nostre coscienze non mancano. A volte ignoriamo, probabilmente per un richiamo atavico che ci vuole agganciati alla quotidianità, incapaci di alzare lo sguardo oltre un orizzonte che abbracci un lasso di tempo più ampio. Altre volte invece ci scoraggiamo, noi, pochi e piccoli uomini e donne che guardiamo con preoccupazione alle mutazioni alle quali siamo soggetti come tutti in questo pianeta.

Mi sembra folle che non si parli che di questo ovunque, in casa, al lavoro, in fila in un ufficio, nelle domeniche di festa con amici e parenti. Eppure è così. Chi conosce lo stato delle cose, chi si aggiorna, si tiene informato, spesso custodisce questo segreto, cova questa profonda preoccupazione, forse ha in cuor suo mollato.

Eppure la sfida contro i cambiamenti climatici è persa soltanto se pensiamo che lo sia, non credete?

A infondermi nuova energia e una rinnovata voglia di impegnarmi sulla questione, è stato in questo caso un bellissimo articolo di Rebecca Solnit sulle pagine del Guardian. Vi invito a leggerlo per intero, se conoscete l’inglese. Vorrei però qui sottolineare alcuni passi che spero possano essere d’aiuto anche a voi.

In risposta ad alcuni rassegnati post di Facebook scritti da persone che stima, l’autrice esordisce ricordandoci che il futuro non è stato ancora scritto. Davvero, dovremmo ricordarcelo. Strumenti come l’IPCC report on the climate crisis, da poco reso pubblico, ci aiutano a capire bene come stiano le cose attualmente, servono per imprimere una spinta propulsiva per affrontare i problemi, ma non hanno già decretato la fine della battaglia. Tutt’altro.

I cambiamenti climatici sono una realtà presente e un futuro ineludibile, ma il punto del rapporto dell’IPCC è che c’è ancora la possibilità di realizzare lo scenario migliore, piuttosto che arrendersi al pessimismo.

La Solnit a questo punto cita con puntualità le parole di Nathan Sharansky, uomo di cultura amico di Andrei Sakharov con cui aveva condiviso la terribile esperienza del gulag, il quale ci ricorda che

Vogliono che crediamo che non ci sono possibilità di successo. Noi però non dovremmo chiederci se esista speranza o meno. Se vuoi essere una persona libera non difendi i diritti umani perché funzionerà, ma perché è giusto. Dobbiamo continuare a vivere come persone decenti.

Attivarsi per contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici significa battersi per i diritti umani, non possiamo girarci attorno. Gli effetti delle mutazioni del clima, infatti, colpiscono di più e prima proprio quelle fasce di popolazione mondiale che già versano in condizioni terribili: uragani, alluvioni, incendi, maremoti, colpiscono sempre più violentemente e, oltre all’uomo, stanno contribuendo alla distruzione di preziosi habitat e alla scomparsa di intere specie animali, costringendo la catena della vita a riorganizzarsi in modi che probabilmente non è in grado di trovare data la velocità delle cose.

Il futuro non è scritto perché il passato ci ha mostrato come dei baluardi apparentemente indistruttibili siano crollati nel giro di poco tempo. La Solnit ci ricorda con un esempio che proprio persone come Sharansky, combattendo il regime che li costingeva all’esilio e alla segregazione, non avrebbero mai potuto immaginare che in pochi anni sarebbe caduta l’Unione Sovietica.

Parimenti noi dovremmo agire perché è giusto farlo ma contemporaneamente abbandonare lo scoramento e credere che qualcosa possa avvenire velocemente, nei tempi ristrettissimi che gli scienziati hanno determinato che servano per invertire definitivamente la rotta suicida che stiamo tenendo.

La stessa comunità degli ambientalisti fino a qualche anno fa era frastagliata e non riusciva a comunicarsi. Adesso, soprattutto dalla COP21 di Parigi in poi, molte voci si levano all’unisono, molti sono i fronti dove si lavora con serietà alla ricerca di nuove tecnologie sostenibili e di nuovi modi di gestire i consumi globali.

Quello che il bell’articolo della Solnit invita a fare è ergersi dalla massa silenziosa e non avere più paura di custodire un segreto che in realtà segreto non è. Ogni persona con un minimo senno si rende conto che mantenere incuranti lo stesso regime di produzione e di consumi ci porterà ad un punto di non ritorno. Questo è il momento di scacciare le paure perchè la peggiore delle ipotesi è che si possa perdere questa sfida esiziale avendoci almeno provato. Le future generazioni, 80 anni tra oggi, grideranno all’inedia dei nostri comportamenti, ma celebreranno quegli eroi quotidiani che non si sono arresi, che hanno provato con intelligenza e costanza a dare il proprio contributo al cambiamento.

Voglio ricordare alcuni fatti per allontanare i vostri pensieri più cupi e per disegnare con sincerità una mappa che ci permetta di conoscere il nostro nemico, visto che la sfida che ci attende sarà ricca di forti scosse sociali e mutazioni tecnologiche che fino a ieri chiamavamo – quasi volendocene lavare le mani –  futuro.

Le tecnologie rinnovabili qualche hanno fa erano costose, inefficienti, in alcun caso in grado di soddisfare i nostri bisogni, soprattutto energetici. Adesso invece siamo già in grado con un investimento sensato di poterci rendere praticamente indipendenti (come abbiamo per esempio raccontato in parte nell’articolo dedicato alle batterie di accumulo sonnen e alla community ad esse collegata), le stesse tecnologie di venti anni fa costano un decimo di meno mentre sono dieci volte più efficienti.

Tutte le più importanti case automobilistiche mondiali stanno convertendo le loro produzioni indirizzandosi verso l’auto elettrica, così come un gigante come Google annuncia la prossima implementazione della segnalazione di punti di ricarica per veicoli elettrici sul loro Google Maps.

Intere isole, regioni o stati hanno già dimostrato di riuscire a coprire, con le rinnovabili, interi periodi di consumi dei propri abitanti.

La tecnologia della fusione nucleare arriverà, non a breve ma arriverà, fornendoci un ulteriore strumento per la produzione di energia pulita.

Quello che noi del comparto dovremo continuare a fare è mostrare che il futuro è ormai presente, entrare nelle case delle persone e spiegare per l’ennesima volta che investire nelle tecnologie sostenibili non è soltanto un modo ineguagliabile di far fruttare i propri risparmi, ma anche di contribuire ad un moto a luogo inarrestabile. Dovremo proseguire nel nostro impegno a parlare con le nuove generazioni, loro sarà il compito più arduo, loro sarà il tempo della sfida.

Quello che invece possono fare i cittadini comuni, contemporaneamente ad una conversione personale profonda, è smettere di procrastinare un attivismo che tra qualche hanno sarà forzato. Dobbiamo portare i temi che ci stanno a cuore nel dialogo privato, nel dibattito pubblico, nella richiesta incessante di informazioni e nuove politiche verso chi eleggiamo come nostro rappresentante politico.

Dobbiamo conoscere, vigilare, segnalare, proporre.

La sfida contro i cambiamenti climatici è terribile ogni giorno di più, ma non possiamo più evitarla. Quello che deve  muoverci è l’istinto di fare la cosa giusta, senza guardare ai rischi di non raggiungere l’obiettivo.

Dobbiamo batterci per un nuovo modo di abitare questo pianeta perché è giusto farlo. E non perderemo sino a quando non cominceremo a dirci che la battaglia è persa ancor prima di averla affrontata.

Facciamo accadere il Verde

 

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