di Don Backy
Penultimo appuntamento con i miei esordi e quella canzone….
Spero che abbiate seguito anche le tre puntate precedenti, tendenti a raccontarvi l’origine della mia prima canzone La storia di Frankie Ballan. In esse, sono risalito ai primordi della mia avventura musicale (1958), alla mia voglia di diventare cantante di rock and roll, di come riuscissi – attraverso la frequentazione del formidabile gruppo dei Kiss – a togliermi un po’ di questa voglia e di come io mi avvicinassi (a mia insaputa), all’impatto con un episodio, che avrebbe spalancato le porte della mia nuova strada. Il mio amico Franco, col quale ho diviso una buona parte della mia avventura, si è innamorato di una ragazza (1960). Un amore intenso, ma infelice, che lo ha portato a compromettere inspiegabilmente, la nostra grande amicizia. Un brutto giorno – nei primi di Gennaio del 1961 – apprendo la notizia, che si propaga in un batter d’occhio. Franco è fuggito con la sua ragazza e nessuno sa più dov’è. Non mi dilungo su questo aspetto particolare della storia (che ho avuto modo comunque di raccontare – in maniera più articolata e narrativa – nel mio libro C’era una volta il CIan). Ovviamente – però – ho dovuto ‘sfiorarla’, perché essa rappresenta il naturale collegamento con gli eventi che portarono alla nascita della mia prima canzone, La storia di Frankie BaIIan e che ho promesso di svelarvi. Sul far della primavera del 61, mi trovo al bar Renata – l’abituale covo della ghenga con la quale sono imbrancato – e Mauro (il figlio di Renata) sta cambiando i dischi nel juke box. Toglie una canzone del Kingston trio, intitolata Tom Dooley. Lo prego di soprassedere dal farlo, e approfitto per gettonare il disco. È come se lo sentissi per la prima volta.Alcune di quelle parole inglesi, mi rivelano il significato della canzone. Si tratta di una storia d’amore finita male. Già, la vicissitudine di Tom Dooley, è stata senz’altro degna di essere raccontata, ma quella di Franco, non è certo da meno. E chi meglio di me può farlo? Di colpo ho la percezione che se riesco ad assecondare l’onda, essa può finire per condurmi con sé, in alto. il mio cavallone, sta passando in quell’istante esatto. Improvvisamente ho l’impressione che mi si aprano gli occhi su un mondo di emozioni. Decido quindi di raccontare la storia del mio amico Franco e del suo amore sfortunato, attraverso una ballata, che sento cominciare ad agitarsi nel mio stomaco e nella mia testa, insieme a una vocina, la quale sembra rivelarmi qualcosa: “Racconta le tue emozioni – mi dice – e fai in modo che anche gli altri le provino… Solo in quel modo sarai in simbiosi con la gente. Le canzoni non sono chiuse dentro gli strumenti, nelle scuole o nei vademecum. Stanno nell’aria, già fatte. Respirale a pieni polmoni dai momenti che ti offrirà la vita, saranno quelle che scriverai . Ma certo, non occorrono strumenti particolari per scrivere canzoni. Occorre solo una creatività fervida, una buona dose di fantasia e una sfrontatezza nello sfidare se stessi e magari vincere. Questo è ciò che mi par di pensare in quel trambusto di emozioni, al pensiero di aver finalmente compreso. La prossima – con domanda finale – sarà l’ultima.
RadiocorriereTV n° 47 25/11/03